Una finestra sul micromondo: recensione Laowa Venus Optics 25 mm f2.8 2.5-5x

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Per tanti anni ho guardato, perdendo qualche bava, le fotografie fatte con il Canon MP-E 65 mm 1-5x, una lente con rapporto di ingrandimento massimo 5:1, senza necessità di aggiuntivi vari.

A meno di comprare un adattatore, con la possibilità concreta di perdita di qualità, per me utilizzatore di Nikon quegli ingrandimenti sono sempre rimasti là in fondo al cassetto.

Per molti anni ho lavorato con il 105 mm f2.8 AF Micro Nikkor, il “vecchio” 105 come lo chiamano gli affezionati, abbinato inizialmente a lenti addizionali di bassa qualità, e poi a tubi di prolunga diversamente combinabili (12+24+36 mm).

Questi ultimi, a parte dare un rapporto di ingrandimento limitatamente superiore rispetto alla lente liscia, una lieve vignettatura e una certa diffrazione a diaframma chiuso, hanno sempre avuto lo svantaggio di non poter “reggere” bene il peso dell’ottica, magari equipaggiata con anella e flash frontali, e alla lunga si rompevano: giusto durante il lockdown, quando li ho spremuti nel mio giardino, un pezzetto di plastica del tubo più corto (12 mm) ha cominciato a ballonzolare ed è caduto per terra, rendendolo inutilizzabile.

Quando avevo letto dell’uscita del Laowa Venus Optics 25 mm f2.8 2.5-5x Ultra Macro, le sue caratteristiche mi avevano impressionato: qui trovate la recensione del mio amico Emanuele Biggi, sicuramente più completa e tecnica della mia, e qui trovate qualche altro esempio di foto fatte con quest’ottica da Marco Bertolini (con loro mi ero confrontato prima di lanciarmi in questa avventura); ringrazio inoltre Bruno Manunza e Pietro Formis per il parere su un paio di miei files.

Dal canto mio ho potuto fare una prova gentilmente e inaspettatamente concessa da Image Consult di Onnik Pambakian.

E così mi trovo una scatola in mano.

L’apertura della scatola

Un po’ come a natale, apro la confezione e da un sacchettino semitrasparente, intravedo l’ottica. L’impressione è che comunque il postino tratti il pacco, all’interno sembrerà di stare in una camera blindata, con morbide pareti di gommapiuma antigraffio, antiurto, antitutto. E poi, è molto più piccolo e sottile del famoso Canon, il che mi permetterà di stare molto rasoterra: non vedo l’ora. C’è anche un foglietto di istruzioni, ma quello non lo legge mai nessuno quindi non mi soffermo troppo.

Costruzione

Devo essere sincero: pensavo ci fosse più plastica, nella mia superficialità. E invece l’ottica che estraggo dalla scatola è robustissima, solida, affidabile, di metallo. Non ha un diametro troppo elevato, e le dimensioni compatte non aumenteranno troppo il carico del vostro zaino. I tappi posteriore e anteriore si attaccano bene, quello anteriore ha addirittura un blocco a fine corsa per non saltare via: una volta rimosso, permette di ammirare un lato frontale lievemente bombato, quasi da microscopio, con una piccola lente al centro. L’Ultra Macro esce dalla scatola corto, a 2.5x, ma con una semplice rotazione del polso, stile zoom, si allunga per diventare 5x e deliziare i macrofotografi.

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 Caratteristiche tecniche

Siccome so che molti sono fissati con le caratteristiche tecniche, a cui io per la verità bado poco (la macchina fotografica è per me un mezzo per raccontare storie, non un oggetto da idolatrare), le inserisco subito qui, in modo da farvi dormire sonni tranquilli qualora saltasse la connessione prima di finire di leggere:

Focale: 25 mm

Angolo di campo: 10.3°

Formato: FF, APS-C

Apertura massima diaframma: f2.8

Lamelle diaframma: 8

Lenti: 8 elementi in 6 gruppi

Distanza minima di messa a fuoco: circa 4 cm dalla lente frontale

Ingrandimento massimo: 5:1

Stabilizzazione: no

Autofocus: no

Tropicalizzazione: no

Peso: 400 g

Lunghezza: 65mm x 82 mm

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Ingrandimento e diaframmi

Ricordate che la macchina fotografica in uso può avere un sensore grande (FF) o piccolo (DX), e che utilizzando il secondo avete la possibilità di ingrandire ulteriormente; nella mia fotocamera per esempio il sensore è grande, ma esiste una funzione automatica che mi permette di scattare in “crop automatico”, come se fosse DX, e quindi avere animaletti ulteriormente più ingranditi nel frame. In DX l’utilizzo diventa più difficile. Lo stesso vale ovviamente aumentando l’ingrandimento: utilizzandolo a 2.5x, l’obiettivo è sicuramente più pratico che a 5x. Il massimo ingrandimento è 5x con sensore DX (ed eventuale crop in postproduzione), ma questo è anche il massimo della difficoltà: potete per esempio facilitarvi la vita usando la lente a un ingrandimento intermedio (tipo 4x) in DX, guadagnando anche appena sulla profondità di campo. Non butterò comunque i miei tubi di prolunga o il macro liscio, perché anche l’ingrandimento minimo del Laowa Ultra Macro potrebbe essere troppo spinto per fotografare per intero alcuni animaletti centimetrici. Con quelli molto piccoli, invece, è insostituibile.

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Le dimensioni del collembolo Sminthurinus elegans var. ornatus

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Un collembolo della stessa specie, ritratto con 105 mm + 3 tubi di prolunga (12+24+36 mm)

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Lo stesso collembolo, fotografato con Laowa 25 mm Ultra Macro a 5x

La ghiera dei diaframmi riporta valori da 2.8 a 16, che però sono “fittizi”, nel senso che il valore di diaframma effettivo è usualmente più alto rispetto a quello impostato (è una cosa legata alla macro, non approfondiamo, vi basti sapere che per esempio impostando f2.8, a 5x il valore effettivo è oltre f16). Per questo motivo, siccome la diffrazione è dietro l’angolo, consiglio di non chiudere mai troppo, in particolare dalle prove che ho fatto, a 5x userei f4 o al massimo f5.6. Ovviamente queste scelte influiscono sulla profondità di campo, ma spesso evidenziare un singolo dettaglio è vincente in fotografia.

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Il collembolo Dycirtomina saundersi fotografato a 5x con diaframma f4 

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Il collembolo Dycirtomina saundersi fotografato a 5x con diaframma f16 

È tutto in manuale

Qualcuno subito potrebbe dire “Ma è tutto manuale, cosa te ne fai?”. Beh insomma, una volta le lenti erano tutte manuali, eppure la storia ci ha portato fior fior di scatti indimenticabili. Nell’ambito della macrofotografia, poi, non ho mai usato l’autofocus, neanche col 105 mm liscio: stando per terra, basta un filo d’erba nel mezzo, o qualunque altro disturbo, per scatenare l’hunting dell’autofocus che impazzisce avanti e indietro facendoti perdere il momento cruciale in cui il cocomerottero delle Mauritius sta masticando il mantipede hawaiano endemico. Quindi, dell’assenza di autofocus ve ne potete fregare assai.

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La femmina del ragno Pholcus phalangioides trattiene le uova in bocca per proteggerle: una scena statica, perfetta per questo genere di foto. L’ingrandimento spinto anche al minimo (2.5x) non permette di inquadrare l’animale intero

Il fatto che il diaframma vada impostato dalla ghiera, invece che dalla macchina, è poco significativo. Quando tengo i corsi di fotografia su campo, la gente mi chiede “Ho questa macchina fotografica, va bene?”; la mia risposta è sempre “Porta quello che hai, cercheremo di farlo fruttare al meglio”. Perché quando uno comincia, mica può spendere migliaia di euro comprando cose che magari dopo 6 mesi rivenderà: si inizia piano, con poco, si impara, ci si appassiona, e poi se si vuole si fa l’upgrade, in base a ciò che si ama di più. Hai scoperto che ti piace fotografare al buio? Potrai investire su una fotocamera che regga bene gli ISO alti. Capisci di amare l’avifauna? Investirai su una fotocamera con raffica di 13 fotogrammi al secondo. Scopri i limiti e i pregi delle tue attrezzature, e imparerai a sfruttarle al meglio. Per esempio, con quest’ottica scordatevi di fotografare una formica in corsa lanciata come al palio di Siena: è impossibile. Ma non è necessariamente un difetto: basta saperlo, e uno utilizza il Laowa Ultra Macro per fotografare altro.

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Iniziate a far pratica coi soggetti che non scappano: qui barbe e barbule di una piuma di gazza che ha visitato il mio giardino 

Messa a fuoco

La messa a fuoco è la parte più ostica di questo sporco lavoro, perché focheggiare muovendo la fotocamera avanti e indietro e guardare nel mirino piccolo e buio mentre l’animale magari si muove seppur pochissimo, è estremamente complicato. Una buona soluzione può essere quella di utilizzare il live view, impostando la funzione focus peaking: in pratica, sul monitor compaiono dei puntini colorati dove c’è il piano di fuoco. Se per esempio stai fotografando gli occhi di un ragno, muovendoti avanti e indietro vedrai uno sciame di puntini colorati, che sono il piano di fuoco; quando gli occhi del ragno si colorano, sei sul piano giusto e puoi scattare. Io non l’avevo mai utilizzata prima, quindi sono andato nel menu, e ho impostato i puntini rossi… non funzionava proprio, non si notava nulla! Poi mi sono ricordato di essere daltonico e che alcuni rossi non li vedo proprio, al che ho impostato il colore giallo e ora va meglio.

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Il fuoco selettivo sugli occhi di una mosca che beve ne esalta le caratteristiche; i riflessi a destra paiono “fumo”

Questa soluzione è estremamente comoda e migliora di molto l’efficienza di una sessione fotografica ammazzacervicale, sdraiati nel fango in controsole, mentre animaletti microscopici si accoppiano e saltellano in pochi mm quadri, che sono comunque troppi per starci dietro. Con il live view, aumenta di molto la probabilità di portarsi a casa gli scatti corretti, su una raffica di quella singola inquadratura. Contro: la batteria della fotocamera dura meno.

Illuminazione

Ovviamente, utilizzando questi ingrandimenti, c’è una buona perdita di luce: l’utilizzo di flash è quasi indispensabile.

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Pseudoscorpione del genere Chtonius, fotografato nel sottobosco ombroso: il flash è indispensabile

Io utilizzo i flash R1C1 Nikon (Macro Flash System), che sono comodissimi, ma che di solito sono attaccati alla ghiera portafiltri del 105 mm… qui di ghiere non ce ne sono, anche per via del diametro ridotto della lente. Qualora si fotografi per terra, è comodissimo, si appoggiano i flash ai lati e nessun problema; qualora si fotografi sull’acqua o sulla vegetazione, diventa un po’ più complicato (credo che con quei braccetti appositi che si attaccano alla piastra sotto la reflex si possa risolvere tutto, ma io non li ho).

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La possibilità di mosso, se non si è appoggiati, è elevata in luce ambiente, quindi suggerisco l’utilizzo di illuminatori anche nelle situazioni più scomode

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Il bokeh degli sfondi è estremamente interessante

Comunque ho fatto qualche prova a insetti vari sui fiori, in ombra e con sfondo illuminato, e in assenza di vento si possono ottenere bellissimi sfuocati delicati, con il fuoco selettivo sul soggetto.

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Un coleottero del genere Anthrenus su un fiore a metà giornata, nel prato: foto realizzata in luce ambiente

Fotografare rasoterra

Il mio consiglio è di non fotografare i bacherozzi dall’alto con questa lente, perché è difficilissimo stare in equilibrio e mettere a fuoco su profondità di campo così ristrette. Di solito viene suggerito l’utilizzo del cavalletto, ma sinceramente io non lo porto mai nelle sessioni macro, perché rende tutto estremamente scomodo e poco agevole: è meglio stare rasoterra, a meno che proprio l’animale di interesse o il fiore non siano sopraelevati, e allora il cavalletto è ok. I vantaggi dello stare rasoterra sono tanti: possibilità di guardare meglio il monitor per il fuoco (a meno che non abbiate schermetto reclinabile), riduzione dei riflessi sullo stesso, inquadratura all’altezza degli occhi del soggetto, sfondo più gradevole, zecche e pulci. Attenzione però perchè è sufficiente un piccolo filo d’erba tra la lente e il soggetto, per creare un alone verdino: basta starci attenti e inquadrare l’animale in una finestrella libera della giungla prativa. Inoltre, è necessario fare attenzione a non graffiare o rovinare la parte inferiore dell’ottica, su pietre o suolo duro. A proposito dello sfondo invece, ho notato che la lente crea, su scala millimetrica, un bokeh bellissimo, soprattutto con punti luminosi come riflessi vari, sembra ci siano costellazioni e pianeti; inoltre, in presenza di una pellicola d’acqua (ad esempio in un praticello allagato) si creano dei riflessi che fanno un effetto “fumo” incredibilmente bello, che non ho mai ottenuto con nessun’altra ottica. Provare per credere.

20200523_141514Fotografando rasoterra ci si può appoggiare, riducendo le probabilità di mosso

Devono essere morti?

Se c’è una cosa che mi fa incazzare sono quelli che ammazzano gli insetti o i ragni per fotografarli, li congelano, etc.; sono consapevole del fatto che trovare un calabrone morto e fargli due foto non è un male, ma poi la distinzione tra il trovarlo morto e l’ucciderlo apposta diventa troppo sottile. Sappiate comunque che le persone esperte sanno perfettamente distinguere un animale morto/congelato da uno sano e vivo, anche da una singola fotografia. La profondità di campo ridottissima del Laowa Ultra Macro permette di creare bellissime inquadrature delicate, senza necessità di dover ricorrere ogni volta al tracotante focus stacking per avere tutto perfettamente a fuoco. Come ho scritto più su, “know your limits”: non pensiate di inseguire farfalle in volo nei campi di papaveri a giugno con il Laowa Ultra Macro, per fare quelle cose basta un macro normale. L’ottica è fantastica, va utilizzata per il suo scopo: fotografare dettagli di animali grossi che siano fermi, o animali piccolissimi, che si muovano comunque poco. E qui entra in gioco la conoscenza dei soggetti: più su citavo le formiche, notoriamente frenetiche e difficilissime da fotografare già con un macro classico. Con il Laowa Ultra Macro sembrerebbe impossibile, ma studiando una colonna di formiche, si può notare come ci siano punti in cui si soffermano per toccarsi tra loro, o trovarne una più lenta che trasporta un seme, oppure una che beve una gocciolina d’acqua sul marciapiede: quelle sono i soggetti ideali, perché in quel momento sono molto più statiche, e vi permetteranno di realizzare scatti prima inimmaginabili. Studiate quindi i soggetti e il loro comportamento per ottimizzare la resa delle vostre uscite fotografiche macro e non, evitando scorciatoie stupide. Ovviamente serve tempo, ma la natura e la fotografia non sono dei fastfood.

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Una formica Myrmica sp. sorpresa a succhiare una gocciolina di qualcosa sul marciapiede in cortile: scatto a 5x, in formato FX e lieve crop

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Formiche di un’altra specie, Plagiolepis sp., molto più piccole della precedente, durante le interazioni sociali su una foglia in giardino: scatto a 5x, in formato DX e lieve crop

Destinazioni d’uso e conclusioni cinematografiche

L’utilizzo del Laowa Ultra Macro come ho spiegato sopra non è semplice, per cui non lo consiglio a chi vuole cominciare da zero, pena le pupille incrociate e la nausea postprandiale con mal di mare annesso. Per chi invece fotografa da tempo ed è appassionato di macrofotografia (fotoamatori evoluti e professionisti), ritengo sia uno strumento indispensabile e attualmente senza paragoni sul mercato, una vera e propria finestra su un micromondo esaltante. Utilizzandolo, ho visto gli occhi delle formiche, che prima neanche riuscivo a notare: mi hanno ricordato il film “Tesoro, mi si sono ristretti i ragazzi” (1989), in cui un padre creativo miniaturizzava i figli e li perdeva nel giardino, dove cavalcavano formiche apparentemente enormi. Una formica quasi identica è apparsa poi in “Antman and the Wasp” (2018), mentre suona la batteria.

E ora quelle formiche giganti sono nel monitor della mia reflex, non è figo tutto ciò?

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Honey-I-Shrunk-the-Kids-Stuart-Gordon

Non vorrei fare pubblicità ingannevole: queste ultime tre foto non sono mie 

Si ringrazia:

testata

© Marco Colombo – www.calosoma.it

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